L’arrivo
Prima di partire, mi aspettavo di vivere un campo come gli altri, semplicemente una bella esperienza, tutto qui, e invece ho vissuto un vero “tempo di grazia”, come ce lo hanno presentato i Saveriani. Sto parlando del Campo Missionario, che si è svolto ad Ancona dal 26 Luglio al 1 Agosto, con il “gruppo giovani” che comprende i ragazzi dai 17 ai 25 anni. Appena arrivati dopo ben 7 ore di viaggio in pullman, siamo stati accolti dai padri, con una Santa Messa, che ci ha ben introdotto alla spiritualità che stavamo per vivere. Dopo è seguita la cena e un momento di conoscenza, nel quale p. Alex, ha definito il campo, come un “tempo di grazia”, appena ho sentito quest’espressione, mi è sembrato “un po’ troppo”, ma ho sottovalutato invece le potenzialità di quest’esperienza, continuate a leggere e ve ne accorgerete.
(La Casa Saveriana, dove siamo stati ospitati durante il Campo Missionario)
La divisione in gruppi
Le giornate avevano una struttura tipo, ma erano molto dinamiche, per prima cosa siamo stati divisi in “gruppi di servizio”, ovvero ognuno di noi veniva destinato ad una realtà ben precisa che poteva essere: ospizio per anziani, casa per diversamente abili, Caritas, mensa del povero, casa accoglienza per ex-tossicodipendenti e “il Focolare”, una struttura che si occupa dell’assistenza ai malati di AIDS. A me è capitato proprio quest’ultimo, e sono stato molto contento, anche perchè prima di fare i gruppi, era quello che mi attraeva di più, e devo dire che non sono rimasto deluso.
(p. Alex Brai che ci divide nei “gruppi di servizio”)
La visita al “Focolare”
Mi ha permesso di imparare ad ascoltare l’altro, anche se questo non ha fatto le mie stesse scelte, anche se ha potuto vivere il suo tempo diversamente dal mio, l’esperienza dai malati di AIDS ti permette di vedere in queste persone la voglia di rinascere, di voler riscattarsi di un passato troppo disordinato, dal loro punto di vista, ti accorgi dei loro rimpianti, dei loro rimorsi per aver consigliato strade come la tossicodipendenza o il sesso facile ad altre persone, ma ora si trovano a combattere con se stessi, cercando di lottare contro la malattia ma soprattutto contro il loro buio passato. In che modo? Ci sono persone che scrivono libri di poesie, intrise di sofferenza ma con sprazzi di speranza, ce ne sono altre che lavorano in ben 5 centri di volontariato, c’è chi va a testimoniare la sua esperienza negativa nelle scuole, tutto per trovare pace in se stessi e per avvertire chi è ancora in tempo. Si sentono spesso discriminati dalla gente per la “paura del contagio”, ma tutti sappiamo bene che l’AIDS si trasmette in due modi, o per via sanguigna oppure per via sessuale, quindi queste persone possono avere dei contatti con l’esterno come qualunque altro, anche grazie a delle cure che permettono di rialzare le difese immunitarie. Noi, infatti, abbiamo mangiato insieme a loro, abbiamo condiviso il nostro tempo, ma non siamo noi che abbiamo fatto qualcosa, infatti la mia prima impressione è stata proprio quella di essere accolti, più di accogliere. Per raccontare il tempo e le emozioni che abbiamo provato dai malati di AIDS, non basterebbero quattro articoli simili a questo e non basterebbero nemmeno le mie parole, sarebbe bello che ogni lettore vivesse questa esperienza, per poterla comprendere appieno.
(Noi, con i ragazzi del “Focolare”)
Le attività pomeridiane
Quando tutti tornavamo dalle varie realtà ci riunivamo per svolgere un momento di formazione, dove abbiamo trattato un argomento diverso per ogni giorno, anche qui venivamo divisi in gruppi, questa volta di 2, un maschio e una femmina, per riflettere sul tema, per condividere insieme i nostri pensieri, e poi ciò che ne era venuto fuori veniva esposto a tutti e ci si confrontava insieme. Dopo la formazione c’era sempre del tempo libero, che ognuno di noi impiegava come meglio credeva, chi faceva una partita a calcio, chi pregava individualmente grazie ad una cappella fatta apposta per queste occasioni, chi giocava a carte, chi si rilassava sul verde prato della casa Saveriana e così via…
La sera: momento di preghiera e divertimento
Le sere del campo sono state tutte diverse, in qualcuna abbiamo fatto karaoke, in altre balli, una volta siamo andati a passare una serata diversa con gli ex-tossicodipendenti, e insomma ci siamo divertiti! Ma abbiamo anche arricchito lo spirito con la preghiera che è stata sempre diversa, come Messa, Adorazione Eucaristica, e una sera abbiamo persino fatto un Rosario Missionario, in una maniera del tutto nuova e particolare, infatti attorno alla casa erano situate delle piattaforme del colore di ogni continente, e su di esse c’erano un cero grande e dieci piccolini che venivano accesi ad ogni Ave Maria e il grande per il Padre Nostro, inoltre la prima parte delle preghiere veniva fatta nella lingua del paese per cui si pregava, esempio per l’Asia c’era un padre Saveriano che ha recitato la prima parte in Bengalese, e noi continuavamo in Italiano.
(Una serata di karaoke)
Conclusione
Ecco l’esperienza che ho vissuto, ci sarebbe molto altro ancora da raccontare, ma le emozioni sono così complesse e così articolate che è difficile esprimerle tutte, e soprattutto far trasparire tutto quello che ho provato. Se nelle vostre città, o nelle vostre parrocchie organizzano esperienze di questo tipo, non esitate a dire di si, e soprattutto non aspettiamo queste iniziative, ma nella vita quotidiana, cerchiamo di diventare come dice Gesù <<servi di tutti>>, solo così saremo Felici, sia in questa Vita che nell’altra!
(Gesù unica fonte della nostra Gioia)

